La Piattaforma Paguro

Da relitto a zona di tutela biologica

La scoperta di ampi giacimenti di metano al largo della costa ravennate fu alla base della scelta, compiuta da Enrico Mattei, di costruire in questa zona un grande polo petrolchimico dell’ENI. Nel giro di pochi anni l’orizzonte marino si riempì quindi di isole artificiali, tutte volte all’esplorazione del sottosuolo e all’estrazione degli idrocarburi. 

Costruzione del Paguro (Fondo Tasselli)

Su licenza americana furono quindi fatte costruire dall’AGIP le piattaforme mobili, self-elevating, Perro Negro e la gemella Paguro costruita nel 1962-63 al largo di Porto Corsini.

Varata nel 1963, la piattaforma ebbe vita breve. Nel settembre 1965 doveva perforare il pozzo PC7 per raggiungere un giacimento a circa 2900 metri di profondità.

La sera del 28 settembre 1965, nel momento in cui la trivella di perforazione raggiunse il giacimento di metano, un’eruzione di fango ad altissima pressione, scaturita da un sottostante e sconosciuto deposito, scatenò il panico sulla piattaforma.

Se non si fosse riusciti a tappare rapidamente la falla, prima che il gas contenuto nel giacimento fosse riuscito a fuoriuscire, l’isola d’acciaio avrebbe corso il serio rischio di incendiarsi.

L'esplosione

Furono subito attivate le misure di sicurezza, ma dopo poco le pareti del pozzo cedettero e sprigionarono un’eruzione non controllabile.

Molti operai si tuffarono in mare, indossando semplici giubbini salvagente e senza aspettare il calo delle zattere pneumatiche. Tra questi vi furono anche tre tecnici dell’Agip (Arturo Biagini, Pietro Pieri e Bernardo Gervasoni), i cui corpi senza vita sarebbero stati ritrovati nei giorni successivi.

La struttura, che la mattina del 28 settembre prese effettivamente fuoco, producendo un bagliore visibile da molte decine di chilometri, affondò rapidamente, ma l’eruzione, che innalzava colonne di gas misto a pulviscolo d’acqua alte quasi trenta metri, continuò a prodursi per più di tre mesi.

Relitto piattaforma Paguro

La nuova vita del Paguro

Negli anni '90 sopra il relitto sono state posizionate diverse piccole strutture dismesse con l'obiettivo di rendere più affascinante il relitto.

Sono ormai passati tanti anni da quella tragica esplosione, e il Paguro ha preso nuova vita.

Ben presto il relitto si è trasformato in una meta per i subacquei sportivi, per la ricchezza eccezionale di vita che aveva trovato in quel reef artificiale il modo di svilupparsi.

Per la ricchezza della flora e della fauna marina, specie all’interno del cratere prodotto dall’esplosione, l’area del relitto, divenuta nel frattempo meta del turismo subacqueo, nel 1995 è stata dichiarata “zona di tutela biologica”. 

Costruzione del Paguro (Fondo Tasselli)