Museo del Mercato Storico delle Pulci

Un incantato luogo della memoria in cui ritrovare oggetti del passato e partire per un personale ed intimo viaggio nello spazio e nel tempo.

Nel centro storico di Palermo, in Piazza Peranni a pochi metri dalla Cattedrale e dal Cassaro – Via Vittorio Emanuele, la via più antica della città – sorge il Museo del Mercato Storico delle Pulci, un piccolo spazio espositivo all’interno di quel grande museo a cielo aperto rappresentato dal mercato stesso.

Un luogo unico, al tempo stesso materiale e immaginifico, che rappresenta il concretizzarsi dell’utopico sogno di un bambino nel frattempo diventato adulto: il mettere in mostra attraverso oltre 20.000 pezzi esposti, che arrivano direttamente dal passato, non solo la sua vita e quella della sua famiglia ma anche quella di tutti noi…

Raccontare questo piccolo museo è quindi come riavvolgere il nastro dei ricordi, delle emozioni e delle sensazioni – piacevoli e felici, ma anche malinconiche o dolenti - che tramite un oggetto possono essere risvegliate in ciascuno di noi.


IL MERCATO

Non possiamo parlare del museo senza però partire dal Mercato Storico delle Pulci e dalla sua storia, uno dei luoghi del commercio più curiosi ed affascinanti di Palermo.

Il Mercato delle Pulci nasce infatti negli anni immediatamente successivi alla fine della seconda guerra mondiale, un momento molto critico per la città, che aveva subito danni ingentissimi dai bombardamenti; come poche altre in Italia.

Dopo la distruzione, a causa dei bombardamenti, della città di Palermo non era rimasto molto. La povertà e la fame erano una costante per molti palermitani, molti dei quali, per sopravvivere, cercavano di organizzarsi come potevano, nella ricerca di qualsiasi cosa si potesse recuperare, sistemare e rivendere.

Ci si organizzava con i carretti per fare il giro dei quartieri o spingersi anche all’interno dei palazzi nobiliari del centro storico, nella speranza di reperire oggetti da recuperare, per poi rivenderli o scambiarli con qualcosa da mettere sotto i denti.

Erano ancora lontani ed estranei i concetti del “ridurre, riutilizzare e riciclare”, ritenuti invece oggi elementi distintivi del nostro tempo: le attività alla fine degli anni Quaranta erano frutto diretto del bisogno, dell’idea più basilare dell’aiuto reciproco, per cui non si buttava via nulla che potesse ancora servire a qualcosa e a qualcuno, che potesse rappresentare più che un valore economico soprattutto un elemento utilizzabile nella vita di tutti i giorni.

Il mercato del Papireto, così era denominata la zona di Piazza Peranni dai vecchi palermitani per via della presenza del fiume omonimo che scorre ancora oggi nel sottosuolo, divenne realtà quando vennero iniziati i lavori del Palazzo di Giustizia, per cui a causa del cantiere, i rigattieri furono costretti ad abbandonare la loro prima localizzazione di Piazza Marmi.

Nella nuova sede i rigattieri si stabilirono in modo stanziale, prima con la mercanzia posta alla rinfusa per terra poi cominciando a costruire tra gli alberi di ippocastano della piazza le prime baracche con materiali di risulta, soprattutto legno e lamiere.

Queste costruzioni erano addossate ai tronchi degli alberi, i quali, oltre a fungere da struttura portante, offrivano ombra e frescura nelle calde estati palermitane. Ripari di fortuna che divennero in breve tempo non solo lo spazio del commercio, in cui ricominciarono a fiorire le attività del mercato, ma anche abitazione per queste famiglie.

Tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta il Mercato delle Pulci si arricchì anche la varietà degli oggetti venduti, che comprendevano anche mobili usati, parti di auto dismesse, utensili, scarpe, lampadari e quant’altro veniva raccolto in giro, o addirittura, portato sul posto direttamente dalle persone che intendevano disfarsene.

Tutto ciò alimentò la notorietà del luogo, che cominciò a trattare anche oggetti d’arte, di artigianato, mobili in “stile antico” e pure qualche pezzo di vero antiquariato

… ovviamente, come in tutti i mercati di questo genere, non poteva mancare anche l’immancabile “tarocco”, ma il Mercato conobbe decenni di grande attenzione ed interesse da parte di una vasta schiera di appassionati, collezionisti ed antiquari.

Il Mercato continua ancora a svolgere un’importante funzione di volano economico del quartiere: nato dalla disperazione della guerra e dall'arte di arrangiarsi, è oggi identificato come un centro riconosciuto dell'antiquariato palermitano, del restauro e della ricostruzione del mobile d’epoca,

ma anche come luogo tipico di Palermo, amato ed apprezzato dai turisti per la sua storia e per la sua unicità.

Raccontare la storia del mercato però significa anche scoprire la vita delle persone che sono state protagoniste di questo luogo: tra queste, un posto fondamentale è occupato da Luciano Ienna e dalla sua famiglia.


LA STORIA DI LUCIANO

Si può affermare senza possibilità di smentita che Luciano Ienna sia davvero “figlio” del Mercato delle Pulci di Palermo.

Questo non solo perché il padre Vincenzo fu uno dei primi raccoglitori di materiali che nel 1946-47 diedero vita al mercato, quanto perché Luciano è effettivamente venuto alla luce nella baracca della famiglia, ultimo di 14 figli.

Cresciuto in questo ambiente non facile, in cui si sovrapponevano casa e bottega, Luciano comincia sin fa bambino ad essere attratto ed incuriosito dagli oggetti esposti al mercato: per lui è un gioco prendersene cura, guardarli e ogni tanto toccarli, farli diventare elemento dei suoi giochi.

Ma purtroppo questi oggetti non sono giocattoli: spesso il piccolo Luciano – tornando alla baracca dopo la scuola oppure dopo aver assolto alle sue mansioni quotidiane come quella di andare a prendere l’acqua – non li trova più perché sono stati venduti. Scatta allora in lui un sentimento che non lo abbandonerà più e che ancora oggi lo caratterizza: l’amore per i “suoi” oggetti, lo fa diventare un piccolo ladruncolo che li fa sparire dal mercato, soprattutto i giocattoli o le parti che rimangono di essi.

Comincia così la sua collezione, che è stata portata avanti per tutta la sua vita fino ad oggi…

Difficile oggi dare una definizione di Luciano: commerciante, rigattiere, antiquario, conservatore… ma più di tutto è un sognatore, un uomo che ha portato avanti la sua visione di dare valore alle cose, agli oggetti più disparati, anche se non perfetti, ed al significato che rappresentano. Oggi la sua idea si è concretizzata nel Museo che sorge a fianco delle altre baracche del mercato, seconda tappa di un suo personale percorso museale: il primo, chiuso nel 2019, era stato realizzato in una casa-museo a Gangi, borgo medievale delle Madonie.

Ma nella sua mente era ben chiaro che il centro di tutto doveva essere Palermo, il mercato del Papireto, il luogo da cui tutto era partito …

… in cui ritornare per riavvicinarsi e riconciliarsi con il suo passato…

… pronto ad accogliere i visitatori provenienti da ogni parte del mondo.


IL MUSEO

Passeggiando fra le baracche che compongono il Mercato delle Pulci ci si può trovare all’improvviso di fronte ad una di esse che sulla sua porta reca un inequivocabile scritta: Museo!

E’ questa, tra l’altro, una delle prime baracche ad essere stata costruita in Piazza Peranni da Vincenzo Ienna, il padre di Luciano e che è stata adibita per molto tempo sia a luogo di commercio che di vita per la loro famiglia. In tal modo, il Museo ed il Mercato vivono insieme, così come sono in simbiosi questi luoghi con la storia famigliare degli Ienna.

Istituito nel 2019 ma attivo, a causa della pandemia Covid solo dalla primavera del 2021, il Museo è quindi uno spazio diverso da ciò che lo circonda: non è luogo del commercio perché nulla è in vendita (basta di nuovo uscire da lì per immergersi nel vero mercato), ma invece è un punto di immersione, in cui trovare con gli occhi un oggetto e cominciare ad aprire un discorso attraverso di esso con se stessi… un discorso che può iniziare senza finire mai…

Varcata la soglia, infatti, cambia la luce: in una penombra che contrasta con la vivida luce di Palermo, ci si ritrova in un ambiente inaspettato, intimo ma allo stesso tempo ricchissimo: in esso le migliaia di oggetti presenti alle pareti ed al soffitto sono esposti secondo una collocazione non casuale che segue un ordine preciso, ma impossibile da cogliere immediatamente per un visitatore.

Non è invece difficile per chi entra per la prima volta in questo originale e straordinario spazio museale rimanere per qualche minuto come “imbambolato” di fronte a quello che si vede ed essere investito da una sensazione di estraniamento dalla realtà.

Il Museo in questo senso è come se fosse una “macchina del tempo”, che ti racchiude in se e che ti porta immediatamente via di lì... Ciò che ci si trova davanti riporta il visitatore in tempi e in luoghi lontani, vissuti direttamente oppure mediati dai racconti e delle esperienze dei propri cari o anche rievocativi di altre cronache o testimonianze.

Qualcosa che ci blocca un momento e che ci fa viaggiare indietro nel tempo in un’altra dimensione in cui solo gli oggetti (ed il trovarsi di fronte a loro) hanno il potere di portarci.

Impossibile quindi rimanere indifferenti di fronte a quello che è presente nel Museo: ognuno rivive (e spesso racconta) la sua esperienza collegata ad uno o più oggetti esposti, esperienza che è sempre diversa l'una dall'altra perché i ricordi evocati da quegli oggetti sono necessariamente sempre diversi in quanto frutto di un vissuto personale.

I cimeli esposti all’interno mostrano ai nostri occhi un mondo che non c’è più, antichi saperi, tradizioni perdute ma riesce anche a far cogliere attraverso oggetti significativi le differenze sociali dal Settecento fino agli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso.

È un museo sensoriale, il cui percorso è al tempo stesso tattile, olfattivo e uditivo: all’interno si può udire una musica provenire da vecchi giradischi; si può toccare con mano un vecchio giocattolo dell’infanzia dei propri genitori; si può sentire l’odore di vecchi saponi solidi usati dalle nonne per lavare i panni nelle fontane...

In questo modo il Museo vuole testimoniare, custodire, raccontare e trasmettere emozioni in un contesto, il Mercato Storico delle Pulci “u pipiritu”, che può essere considerato anch’esso un museo a cielo aperto di storia palermitana.


LA COLLEZIONE

Oggi la collezione del Museo conta oltre 20.000 cimeli: molti di essi sono stati acquistati (come dice Luciano, sono “il pane che i miei figli non hanno mangiato”) ma tanti altri sono stati salvati dalla spazzatura o ancora sono stati donati da coloro che hanno deciso di ridare una seconda vita agli oggetti di famiglia.

Ma quali oggetti fanno parte di questa originale collezione?

Chi pensasse che quelli esposti siano i pezzi più antichi, oppure quelli di maggior valore farebbe un errore.

Sono invece il frutto della raccolta di Luciano, della sua idea che ha sviluppato fin da bambino, del suo desiderio di conservare, proteggere e donare agli altri questi oggetti,

testimonianze di un mondo che non c’è più, per far rivivere i ricordi e le sensazioni un tempo vissute.

Molti pezzi esposti sono caratterizzati da un aspetto singolare, cioè sono oggetti che hanno un “difetto”, una piccola o grande imperfezione, rotti o non completi.

Questo fatto deriva dalla storia del luogo: dal momento che lo spazio nella baracca era sempre poco, dovevano essere conservati solo gli oggetti da mettere in venduta, mentre quelli difettosi venivano eliminati, recuperando i materiali ancora utili (come il legno che veniva bruciato nei bracieri utilizzati per riscaldarsi e per cucinare).

E’ così che Luciano ha iniziato la sua personale collezione, conservando anche l’imperfezione!

Tra gli oggetti della collezione ampio spazio è dato ai giocattoli: Luciano ricorda che il giocattolo sostanzialmente non era fatto per lui ed i suoi fratelli, perché da un lato ancorché bambini il gioco non era considerato al tempo una priorità (tutti, anche i figli piccoli dovevano collaborare al sostentamento della famiglia) e dall’altro proprio perché lo spazio era quello che era i giocattoli erano considerati inutili, soprattutto se rotti o incompleti.

Numerose sono le bambole esposte, che Luciano sin da bambino conservava, con l’idea di darle in regalo alle sue numerose sorelle, che anch’esse non avevano avuto modo di giocare nella loro infanzia.

I giocattoli sono quindi un oggetto particolare, che crea sempre nei visitatori uno tra i sentimenti più profondi: ne Museo quelli esposti sono lì a disposizione di tutti coloro che vogliano vederli, tenerli nelle proprie mani e addirittura giocarci per qualche minuto, per rivivere anche solo per un istante la gioia della propria infanzia, l’affetto per quell’oggetto che rendeva felici o il desiderio di possederlo…

Nell’esposizione ci sono poi tanti angoli, scorci e piccole zone dedicate a temi particolari: i mestieri del popolo ed i suoi attrezzi, la radio e le pubblicità, la cinematografia e la fotografia, ovviamente alla Sicilia ed ai suoi artisti, come Franco Franchi (immortalato in una serie di immagini famigliari inedite).

Anche Luciano ha un oggetto da cui non si potrebbe mai separare: una piccola pistola che aveva da bambino e poi andata perduta. Una ricerca durata oltre vent’anni ha fatto sì che Luciano trovasse una pistola identica alla sua, nelle stesse condizioni di quella smarrita: un oggetto di scarso valore economico, ma molto importante per lui in quanto capace di scatenare i ricordi della sua infanzia e della spensieratezza del bambino di allora.

E per te, prossimo visitatore di questo magico museo: quale sarà il “tuo” oggetto?

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PALERMO E I SUOI MERCATI

I mercati storici di Palermo rappresentano il luogo ideale per un autentico tuffo nel passato e nelle tradizioni più antiche del popolo palermitano.

Sono luoghi unici e caratteristici, non solo per lo scambio delle merci ma anche per la loro funzione sociale, di incontro delle persone e di integrazione culturale.

Il Mercato Storico delle Pulci si cala perfettamente in questo contesto particolare del centro storico della città, in cui i luoghi del commercio all’aperto rappresentano oggi ricercati punti di interesse sia per i turisti che per i residenti.

I mercati storici di Palermo sono dei veri e propri monumenti viventi! Spettacolari e pittoreschi, essi sono una sintesi perfetta dell’indole colorita ed allegra dei palermitani e della cultura poliedrica e cosmopolita della città.

I loro nomi sono ormai conosciuti da tutti, non solo in Sicilia. Ballarò, la Vucciria, il mercato del Capo sono divenuti patrimonio culturale dell’intero Paese, luogo di commercio, di identità, di storia popolare.

I loro suoni e le le loro voci, come i richiami urlati e piuttosto coloriti degli ambulanti per invitare a comprare la propria merce, ma anche i colori, gli odori delle tante merci esposte fanno parte del pittoresco spettacolo offerto da questi mercati, uguali ma diversi allo stesso tempo, caratteristici per le loro singolarità: infatti, ogni palermitano che si rispetti, sa quale mercato scegliere in base a cosa deve comprare.

BALLARÒ

Rappresenta il mercato di Palermo per eccellenza, il più grande oltre che il più antico della città: ha più di mille anni, in quanto risalente alla dominazione araba, ma ha un cuore giovane, vivo e pulsante, sempre in evoluzione. Vi si accede dall’omonima piazza Ballarò, ed è permanente, sempre aperto dal lunedì alla domenica.

Questo mercato, nell’accezione comune dei palermitani, è destinato alla vendita delle primizie, dei prodotti delle campagne limitrofe o dai paesi extraeuropei. La disposizione della merce è già un’arte di per se, con i  percorsi obbligati disegnati dai venditori che  sistemano la loro mercanzia con un particolare ordine sulle cassette di legno e sulle balate di marmo, con le cannucce infilzate su ogni prodotto per indicarne i prezzi.

Diverse sono le teorie sull’etimologia del suo nome, tutte con un sapore esotico che richiama l’origine orientale del mercato:  la più accreditata vuole che il mercato derivi il suo nome dall’arabo suq-al-Balharā, dall’antico nome di Monreale, dove al tempo risiedevano i mercanti arabi che si incontravano nel cuore dell’Albergheria per vedere le loro merci.

LA VUCCIRIA

Tra i mercati di Palermo è quello sicuramente più noto, complice Renato Guttuso che nel 1974 gli dedicò una sua celebre opera. Eppure, se una volta era il mercato più caratteristico di Palermo, famoso per i numerosi venditori di pesce, oggi non è uno dei più grandi, né dei più attivi. Attualmente, più che un mercato è un ritrovo turistico con ristorantini e bancarelle: è ancora piacevole percorrere le viuzze intorno a Piazza Caracciolo tutte lastricate dalle “balate” perennemente umide, ma alla sera il mercato si trasforma, le strade si affollano di giovani che trascorrono le serate nei numerosi locali e pub che animano la movida palermitana.

Il nome “Vucceria” sembra derivare dal francese “boucherie”, cioè macelleria, poiché il mercato inizialmente fu destinato alla vendita della carne. A Palermo, tale termine divenne poi sinonimo di baccano, sicuramente per il forte vociare che si fa solitamente al mercato. Una seconda ipotesi è che l’etimologia non abbia a che fare con le voci: deriverebbe, infatti, dalla parola bucceria, che veniva da becco, ossia caprone, che era l’animale maggiormente macellato e venduto nel mercato.

MERCATO DEL CAPO

E’ un mercato di Palermo ancora attivo a cui si può accedere da Porta Carini. Il suo nome viene dalla sua ubicazione, in quanto: nasce e si snoda nella parte alta del quartiere Seralcadio, anticamente chiamata caput Seralcadi. Proprio di fronte alla porta, dopo lo stretto ingresso, si è creato uno slargo (chiamato piazza Capo) dove si trovano le prime bancarelle di frutta, verdura di ogni specie, carne e pesce fresco, oltre a venditori occasionali di tutte le etnie.

Il tutto è esposto al di fuori dei negozi e coperto dai caratteristici tendoni colorati che riparano dal sole. Tra una bancarella e l’altra è possibile scoprire monumenti come la Chiesa dell’Immacolata Concezione, un capolavoro barocco mozzafiato. Attivo e brulicante dal lunedì al sabato dalla mattina fino al tardo pomeriggio e la domenica mattina, quello del Capo è per definizione il mercato del popolo di Palermo, quello che ha saputo mantenere con il suo intricato labirinto viario l’aspetto proprio di un suk orientale, dove trasuda opulenza e magnificenza.

BORGO VECCHIO

Il Mercato di Borgo Vecchio è un altro luogo caratteristico di Palermo, che si sviluppa nella zona settentrionale della città, a ridosso del Teatro Politeama, fino al porto.

Nato alle fine del 1500, era un punto di aggregazione per chi vendeva merce e chi praticava antichi mestieri. Attivo tutte le mattine dal lunedì alla domenica,vi si accede da piazza Sturzo ed è uno dei meno turistici, pur essendo estremamente folkloristico. Bancarelle, magazzini e negozietti vendono per di più di generi alimentari, ma è possibile trovare un po’ di tutto. E’ anche possibile trovare alcune botteghe artigiane in cui ancora oggi si lavorano legno e ferro, ma negli ultimi anni la zona si è arricchita di ristoranti e luoghi di ritrovo soprattutto nelle nelle ore notturne.

LATTARINI

E’ uno dei mercati storici di Palermo, situato nel quartiere Kalsa, a poca distanza dalla Vucciria.

Tipico mercato formato da piccoli negozietti e bancarelle, è caratteristico per la vendita di lane e cotoni da ricamo, scarpe e abbigliamento vario, da lavoro e per il tempo libero, un vero punto di riferimento per l’acquisto economico di questa varietà di merce.

MERCATO ORTOFRUTTICOLO

E’ lo storico mercato di frutta e verdura di Palermo, abitualmente chiamato “Scàro”.

Aperto sin dalle prime ore del mattino, è il posto dove tutti i fruttivendoli e non solo, vengono a comprare la merce fresca all’ingrosso, un vero e proprio tripudio di colori, di voci e di odori.


VIRTUAL TOUR

Per chi non ha ancora avuto l’occasione di visitare di persona il Museo del Mercato Storico delle Pulci di Palermo, ma anche per chi - dopo averlo visitato - vuole rivivere questa singolare esperienza, il tour virtuale permette di effettuare un viaggio nello spazio e nel tempo… per rivivere sensazioni e ricordi di una nostra personale storia, da condividere con gli altri grazie a questo speciale contenitore della nostra memoria collettiva.

Museo del Mercato Storico delle Pulci di Palermo

PROGETTO REALIZZATO CON IL RIPARTO DEL FONDO PICCOLI MUSEI D.M. 451/2020 - DG-MU|23/12/2021|DECRETO 1219

Partner tecnologico: GeneGIS GI Srl - Geographical Intelligence

"We care engineering of spatial digital knowledge"

Digital innovation for cultural heritage

Alberto Brasso Architetto

StoryMaps content specialist